Il Sé che desidera e l’Io Osservatore: un’esperienza di integrazione personale
Ieri sera, prima di addormentarmi, ho vissuto un’esperienza che considero un altro passo avanti nel mio percorso di integrazione del Sé — e che racconto qui perché credo possa parlare a chiunque, come me, stia esplorando cosa significa davvero conoscersi.
Mi ero appena sdraiato. Ero solo. Un istante prima stavo sentendo il desiderio di avere accanto una certa persona. È esattamente il tipo di dinamica interiore che studio da trent’anni con la Psicologia delle Coscienze: un desiderio che nasce, si fa sentire, chiede spazio.
E poi è arrivata una percezione bellissima, potentissima. Una di quelle esperienze che non fanno parte del linguaggio con cui siamo abituati a descrivere la vita umana.
Ho percepito quella parte di me che desiderava l’altra persona — quello che nel mio modello chiamo Sé Istintivo. L’ho sentita dentro di me, esattamente come se fosse me — ma non lo era. La sentivo dentro, e allo stesso tempo staccata. Dentro di me, ma non affatto io.
L’inutilità del desiderio: uno sguardo dalla Psicologia delle Coscienze
È stato bellissimo, perché in quel momento ho sentito tutta l’inutilità di quel desiderio.
Ho percepito che se quella persona fosse stata lì, accanto a me, non avrebbe aggiunto nulla al mio essere. Nulla alla mia presenza.
Ho sentito, con una chiarezza che raramente capita, come tutti i desideri e i bisogni siano — in fondo — finti. Inutili all’essenza. O almeno inutili in quello stato dell’essere in cui mi trovavo. È uno dei nodi centrali del mio lavoro sull’integrazione del Sé: imparare a riconoscere quando è il Sé Istintivo a parlare, e quanto quella voce sia diversa dalla nostra essenza più profonda.
Non era disidentificazione: la Psicologia delle Coscienze e i soggetti interiori
Conosco bene cos’è la disidentificazione. L’ho studiata, l’ho insegnata, l’ho vissuta migliaia di volte. Ma quello che ho provato ieri sera non era quello.
Ho creato la Psicologia delle Coscienze e il Metodo IWAY partendo da un’osservazione molto semplice: dentro di noi ci sono soggetti pensanti e autonomi — quelle che chiamo coscienze inferiori.
Se provo ansia e non vorrei provarla, è evidente che ci sono due istanze in gioco: io, che vorrei essere calmo e sicuro, e qualcun altro che vive l’ansia — e che sa esattamente perché la prova. Il cervello è solo lo strumento. C’è un soggetto che ha le sue ragioni per essere ansioso, e in quel momento è più forte di me, che vorrei stare tranquillo.
Lo stesso vale quando continuo a pensare e vorrei smettere, ma non ci riesco. Ci sono due soggetti: io che voglio fermare il pensiero, e un soggetto in me che continua a pensare, sa perché lo fa, e vuole andare avanti. Non è “il cervello”. È un soggetto diverso da me. È una coscienza — e per fortuna oggi anche una parte della scienza comincia a dimostrarlo.
Io ci sono arrivato con il buon senso: osservazione, e poi conclusione logica. Percepisco questi soggetti dentro di noi, che provano emozioni e pensieri a volte contro la nostra volontà.
Ieri sera è stato diverso: la presenza dell’Io Osservatore
Nella disidentificazione c’è consapevolezza delle altre parti di noi. Ma non è una separazione netta.
Ieri sera, invece, era l’opposto. Ero completamente distaccato. Non ero fuori dal corpo — anzi, ero assolutamente presente nel corpo fisico — ma sentivo quel soggetto interno completamente scollegato da me, come se non c’entrasse nulla con ciò che sono davvero. Era, in un certo senso, l’Io Osservatore nella sua forma più pura: nessuna sede fisica fissa, solo osservazione.
È stata forse la prima volta in cui ho percepito con tanta nettezza che la vita terrena è, in fondo, un grande teatro.
Io ero pienamente nella presenza. E percepivo le altre parti di me — quelle che desiderano, temono, si agitano, quello che nel mio modello chiamo Sé Mentale e Sé Istintivo — completamente distaccate. Non ero affatto loro.
Mi viene da dire che fisicamente eravamo distanti, ma naturalmente non era una distanza fisica. Era, con ogni evidenza, una distanza energetica.
Un altro passo avanti nel mio percorso
Sono felice di quello che ho vissuto. So che è un altro passo avanti nel mio percorso di integrazione personale, e questo mi motiva ancora di più a portare avanti tutto ciò che faccio con la Psicologia delle Coscienze — la ricerca, la Scuola IWAY, ogni singola persona che accompagno in questo cammino di conoscenza di sé.
Grazie per essere qui a leggere e a condividere questo pezzo di strada con me.
P.S. — Esperienze come questa sono anche il motivo per cui, ogni anno, dedico una settimana intera a scendere in profondità con chi vuole davvero conoscersi: è la Psico Vacanza, il ritiro residenziale in Toscana dal 17 al 24 agosto 2026. Una settimana per lavorare sul proprio Sé Istintivo, sul Sé Mentale, e allenarsi a riconoscere — dal vivo, non solo a parole — quella presenza che osserva tutto senza esserne travolta. Al momento sono rimasti solo 3 posti liberi. Se senti che è il momento giusto per te, [inserire link alla pagina Psico Vacanza].




