Da dove vengono i pensieri? Dall’Io o dal Sé istintivo?
Chi pensa è il Sé mentale.
È importante piano piano imparare a conoscersi perché è solo così che evolviamo e impariamo a integrare ogni parte di noi (le coscienze inferiori).
Il Sé mentale, la coscienza inferiore più evoluta, pensa il più delle volte spinto da qualche impulso, così come il Sé istintivo prova emozioni spinto dall’impulso del Sé fisico verso la sopravvivenza (che nell’essere umano non è più una sopravvivenza reale). Facciamo un esempio. La gelosia è un’emozione del Sé istintivo, ma perché il Sé istintivo prova gelosia?
La gelosia nasce dalla paura di perdere la persona amata e questa paura denota un’immaturità emotiva.
Se una persona è stata pienamente amata nella sua infanzia, non saprà mai cos’è la gelosia. La gelosia nasce quando il neonato, o comunque il bambino piccolo, non ha la possibilità di stare fisicamente vicino alla mamma tutte le volte che ne sente il bisogno. E quel bisogno è pressoché continuo per i primi mesi di vita. Se manca quel contatto, per il bambino, che è stato per nove mesi continuativi a contatto con la mamma, è un dramma. Il dolore che prova è enorme e crea un vuoto difficilmente colmabile.
Il dramma nasce dal fatto che senza il contatto con la mamma il Sé fisico sa che può morire, per il freddo, per la mancanza di cibo, ma soprattutto per lo sviluppo della sua coscienza di esistere separato dalla mamma. Dopo nove mesi nella sua pancia la coscienza di esistere necessità di tempo perché si adegui a questo nuovo stato. Questo sa il Sé fisico e questo input riceve il Sé istintivo che quindi piangerà per chiamare la mamma. Se la mamma lo lascia piangere, il Sé istintivo accumulerà la paura che la mamma non arrivi e quella paura rimarrà fissata a livello cellulare per sempre. O perlomeno finché l’individuo adulto sarà in grado di farla emergere e scioglierla.
Quella paura tornerà a galla ogni qualvolta il bambino, diventato ormai adulto, proverà amore per qualcuno (lo stesso amore che provava per la mamma) e prenderà la forma della gelosia.
Ecco allora che la gelosia, che è propria del Sé istintivo, ha la sua origine in un impulso di sopravvivenza del Sé fisico.
Lo stesso accade per il Sé mentale. Il Sé mentale per il 99% dei casi pensa sotto la spinta del Sé istintivo.
Facciamo un altro esempio. Vengo a sapere che a casa di un amico sono entrati i ladri. Da quel momento comincio a pensare alla mia casa. È sufficientemente protetta? Che antifurto potrei comprare e così via. Magari vado avanti a pensarci per settimane.
Potrei fare centinaia di esempi e in tutti i casi il pensiero si è innescato a partire da un’emozione di paura, di rabbia, di gelosia, di ansia, del Sé istintivo.
Certo, c’è anche il pensiero puramente razionale che mi spinge a riflettere o a creare, ma quella riflessione o quella voglia di creare siamo sicuri che non provenga da un bisogno o un desiderio? Bisogni o desideri hanno sempre origine nella pancia e quindi la genesi sarebbe ancora una volta del Sé istintivo.
Quale potrebbe essere un pensiero che si genera esclusivamente nel Sé mentale? Può esistere?
Ora, proviamo a fare pensare il Sé mentale spinto dalla coscienza dell’Io osservatore anziché dal Sé istintivo.
Sul piano animico, di cui l’Io osservatore è un’emanazione, abitano coscienze superiori e i loro obiettivi sono di un grado e di una vibrazione molto diversi da quelli delle coscienze inferiori.
Mentre per le coscienze inferiori la spinta prima è la sopravvivenza fisica (anche se per l’essere umano è diventata forse una sopravvivenza più psicologica), per cui le coscienze del Sé istintivo e del Sé mentale si muovono sempre (o quasi) a partire da essa, per le coscienze del piano animico la spinta prima è evolutiva.
Ora l’Io osservatore, emanazione dell’anima nel corpo, se è sveglio può influire sul Sé mentale, come sulle altre coscienze inferiori. In quel caso ecco che i pensieri sono di tutt’altro tenore rispetto a quelli che originano da Sé istintivo. Intanto non sono pensieri ricorrenti, ma soprattutto sono pensieri che tendono a produrre il bene e l’unità anziché l’interesse personale e la divisione.






